2009-03-30 Redazione
di Francesco Cataldo, DiRS-GBU
In concomitanza con l'uscita nei cinema dell'omonimo film, proponiamo una recensione evangelica del "fumetto" intitolato Watchmen che, ricordiamo, ad oggi rimane l'unica graphic novel ad aver vinto un Premio Hugo e ad essere inserita nella lista del 2005 di TIME Magazine dei "100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi".
Watchmen rappresenta per molti aspetti un passaggio importante ed obbligato del Novecento, fra le altre ragioni per la concezione filosofica etica che raccoglie. Con questo libro, alcuni concetti che erano stati relegati fino a quel momento alla riflessione accademica, iniziano a permeare il tessuto sociale dell'Occidente post-cristiano.
In effetti, una veloce supervisione dello stato delle pubblicazioni Marvel (che ricordiamo essere la più nota società editrice di fumetti del mondo, insieme alla DC comics) consente di verificare che negli ultimi anni il tema ricorrente nelle storie dei cosiddetti "super-eroi" è lo scontro "intestino", iniziato appunto nel 2006 con la saga "Civil War" (=Guerra Civile). In questa serie, si poteva trovare il noto Iron-man a capo di un esercito di supereroi (fra cui Mr. Fantastic e tanti altri nomi celebri dell'immaginario collettivo) che fanno guerra per una decina di numeri a Capitan America, Spiderman, Wolverine e tanti altri noti supereroi. A partire da quella data, in vari modi ed in varie salse, i supereroi Marvel continuano negli ultimi tre anni a ritrovarsi a combattere fra di loro stessi, invece di combattere con i cosiddetti, classici "super-cattivi".
Per la maggior parte dei quarantenni di oggi, che erano abituati a pensare che i vari Superman, Spiderman, Batman e così via fosse gente con le idee chiare, che rappresentasse il Bene che si contrappone naturalmente al Male, questo veloce excursus sul mondo dei fumetti contemporaneo sembrerà assolutamente inusuale e confusionario... cosa è successo alla chiara distinzione Buoni/ Cattivi? Perché i ragazzini di oggi, che leggono questi fumetti, non devono avere nella loro mente due schieramenti ben contrapposti, dai confini netti e marcati? Quando, come e perché è saltata questa barriera che ci sembra umanamente così naturale?
Era il 1886 quando Friedrich Nietzsche scriveva "Al di là del Bene e del Male: preludio di una filosofia dell'avvenire", un'opera che insieme a molti altri saggi filosofici di quel periodo storico, metteva in discussione la distinzione fra "bene" e "male" come inutile retaggio del Cristianesimo. Tale dicotomia veniva sfidata sulla base di una nuova etica fondata sulla "volontà di potere" dell'Uomo che plasma a suo piacimento il mondo intorno a sé.
Tuttavia, "come sempre avviene" ai tempi di Nietzsche si trattava ancora di un fenomeno di carattere accademico, oggetto di discussioni nei circoli intellettuali, che ancora non permeava la società perbenista circostante; la "deriva" avvenne, come abbiamo anticipato, nei decenni successivi.
Poche opere in questo senso riuscirono ad essere incisive e di profondo impatto nella coscienza collettiva come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons nel 1986 (esattamente 100 anni dopo il saggio di Nietzsche). Infatti, quale strumento avrebbe potuto essere così efficace nel divulgare un'etica post-modernista quanto un fumetto di avanguardia, caratterizzato da una straordinaria potenza comunicativa?
Quei cristiani che amano ipotizzare fenomeni spiritici dietro ogni evento rilevante in senso negativo, per una volta troveranno un riscontro nello scoprire che Alan Moore, il principale autore del fumetto in questione, nel 1993 si è autoproclamato "mago" (o più precisamente sciamano) e nel 1994 ha dichiarato di aver evocato Glycon, una divinità-serpente romana, che sarebbe divenuta da allora suo nume tutelare (ricorrerà spesso nelle sue opere musicali e ci sono numerosi accenni anche nei suoi fumetti della linea ABC).
E' da interpretare in questo senso la frase ambigua con cui Alan Moore concludeva l'edizione del 1988 di Watchmen? (Nelle pagine che seguono vedrete i primi passi zoppicanti e incerti che, per quanto poca somiglianza abbiano con la forza bruta che alla fine ha tagliato il nastro d'arrivo, spero che aggiungano piacere alla corsa. Che essa sia umana o meno.)
Watchmen ha rivoluzionato nell'Occidente anche le regole di questo mezzo di comunicazione, introducendo nuovi elementi grafici e figurativi. Interessante nel contesto del postmodernismo sarebbe analizzare anche il tentativo degli autori di dissimulare la distinzione fra realtà e finzione, introducendo all'interno del romanzo stralci di presunti giornali e di altri documenti fittizi che dessero un alone di "realismo" alle persone ed agli eventi della narrazione. Watchmen si presta dunque a molte letture diversificate e possiede innumerevoli livelli di lettura (Moore avrebbe dichiarato che in esso ha riversato materiale a sufficienza per impegnare uno studente universitario per anni) ma preferiamo in questa recensione concentrarci solo sul problema etico suddetto.
L'assunto di base nella filosofia sottostante Watchmen è la totale insignificanza del mondo intorno a noi, che si manifesta in forme degradanti per la dignità umana. Nulla esprime meglio questo concetto del personaggio dello psicologo che osservando "la macchia di Rorschach" afferma meditabondo:
"Cerco di fingere che assomigli a un albero con l'ombra sotto i suoi rami, ma non è così.//Assomiglia sempre più a un gatto morto che trovai un giorno, con i vermi grassi e lucidi che gli si contorcevano sopra, cercando freneticamente di togliersi dalla luce.// Ma anche questo vuol dire evitare il vero orrore.// L'orrore è questo: alla fine è solo la raffigurazione di un'oscurità vuota e priva di senso.// Siamo soli.// Non c'è altro."
Si potrebbe parlare di nichilismo. Quel che è sicuro è che il Dio cristiano non compare affatto nell'universo morale di Watchmen. A fronte di questo nichilismo, i cinque personaggi principali del romanzo-fumetto reagiscono in quattro modi differenti. Simbolicamente, queste prospettive etiche emergono dissonanti solo dopo la morte de il Comico, un altro supereroe che constatando l'insignificanza e la sofferenza della razza umana, ha risposto per tutta la vita con intenzionale e superficiale comicità, adeguandosi contemporaneamente alla brutalità dell'umanità stessa. Quando il Comico viene assassinato (quando, fuor di metafora, viene meno la fase dello "scherzo" e del "gioco" con il Nulla che si scorge sul fondo dell'esperienza umana) affiorano allora con chiarezza le seguenti quattro alternative esistenziali:
- Dr. Manhattan: unico fra tutti i personaggi in questione ad avere dei veri superpoteri, ha la possibilità di osservare l'universo da un punto di vista superiore e privilegiato di un semi-dio. Ne subentra un distacco emotivo che lo induce a rinnegare ogni valore dato alla vita in quanto tale. La vita non ha significato, il bene non ha significato, ha senso solo il valore estetico dell'armonia matematica dell'universo. Il personaggio viene solo parzialmente "redento" alla fine del romanzo, quando riscoprirà il valore della vita umana in quanto vita organica, esaltandone le caratteristiche di "improbabilità suprema" e "miracolo termodinamico". Il punto di vista del Dr. Manhattan è quello che viene proposto all'uomo contemporaneo dallo scientismo, che riduce l'essere umano ad un aggregato di atomi e molecole. E' ovvio allora che fra l'uomo e la polvere ci sarebbe poca differenza. "Mi sfugge la moralità delle mie azioni" asserisce il Dr. Manhattan. Dove l'uomo è materia grezza, non c'è moralità.
- Rorschach: rappresenta una concezione etica che, di fronte all'a-moralità dell'universo e della società umana in particolare, la rigetta lucidamente, decidendo di imporre soggettivamente la propria moralità. Egli dichiara allo psichiatra che lo analizza:
"L'esistenza è casuale, non ha schema tranne quello che immaginiamo noi dopo averla fissata troppo a lungo. // Nessun senso tranne quello che noi decidiamo di imporle."
La vita costringe Rorschach a imporre dunque la "sua" moralità retributiva. "C'è un bene e c'è un male, ed il male deve essere punito. Anche di fronte all'Apocalisse non scenderò a compromessi". Le sue punizioni sono dure, impietose e soprattutto fortemente vendicative. Dall'esterno si osserva nelle sue punizioni la stessa brutalità ed inumanità dei "cattivi" a cui vengono inflitte.
- Ozymandias: "l'uomo più intelligente della terra" adotta una visione del tutto razionalistica dell'etica, sfociando in quello che i filosofi chiamerebbero Utilitarismo. Il Bene è il bene dell'umanità a scapito dei singoli, quindi è logico e conseguente per questo personaggio sia pronto a sacrificare 3 milioni di vite umane per il bene delle miliardi di vite che compongono l'umanità. Egli supera i suoi rimorsi morali e si ritiene superiore anche all'etica ed all'eroismo degli altri personaggi. In qualche modo, questo super-uomo fumettistico è la concretizzazione del Super-uomo nietzscheano, ritenendosi al di là del bene e del male come intesi dall'uomo comune. Questa scelta esistenziale lo indurrà a compiere il più grande attentato terrorista della storia. Ma alla fine del romanzo, Spettro di seta parlando del piano di Ozymandias dovrà ammettere: "tutto quel che abbiamo fatto è stato non riuscire a impedirgli di salvare la Terra".
- Gufo Notturno e Spettro di seta: sono i personaggi più "umani" del romanzo. Specie Gufo Notturno, pur essendo uno scienziato ed un supereroe, è profondamente "mediocre" (a differenza degli altri supereroi, viene disegnato addirittura con una certa "pancetta", a sottolineare questa sua mediocrità). Egli stesso fornisce più volte la giusta chiave di lettura del suo personaggio quando dichiara di sentirsi "così impotente" e di potere empatizzare su "come si sente l'uomo ordinario" di fronte a ciò che sta accadendo intorno a lui. Si contraddice spesso, come a rappresentare l'impossibilità dell'uomo contemporaneo medio di vivere coerentemente la sua esistenza. Il suo universo morale non è granitico come quello di Rorschach, né la sua visione dell'umanità così onnicomprensiva come quella di Ozymandias. E' sia riflessivo che impulsivo senza che queste qualità vengano portate all'estremo. Per questa ragione però è l'unico che nel romanzo realizza un rapporto umano autentico con una donna e cioè con Spettro di seta. Il rapporto affettivo diventa mezzo di consolazione di fronte alla vacuità dell'esistenza. Si noti come, però, nella concezione complessiva del romanzo, il rapporto uomo-donna viene svilito: è solo una fuga dalla realtà, di supporto per l'essere umano "mediocre".
Per il modo in cui i cinque personaggi e le quattro concezioni della vita e dell'etica vengono presentati e sviluppati gradualmente, il lettore si trova inevitabilmente ad identificarsi ora con uno ed ora con un altro ideale di Bene, senza alla fine trovare soddisfazione in nessuno di questi, ma constatando le mostruosità che ciascuno comporta. Il lettore in realtà viene sfidato a definire con esattezza quel concetto di Bene che ha dato sempre inconsciamente "per scontato" e che si aspettava di vedere per l'ennesima volta promosso e confermato da un fumetto di super-eroi.
In Watchmen le domande etiche restano insolute, nonostante venga prospettata la gravità delle conseguenze di ciascuna scelta etica. In particolare, a noi che viviamo dopo l'11 settembre, quando alcuni uomini convinti di perseguire un Bene superiore hanno ucciso migliaia di altri essere umani in un solo attentato terroristico, la scelta presa da Ozymandias dovrebbe sembrare ancora più "realistica" e nel contempo spaventevole.
Nella lettura di un cristiano evangelico, è evidentissimo che tali domande restano insolute perché è la stessa domanda chiave e slogan del libro che resta insoddisfatta: quis custodiet ipsos custodes? who watches the watchmen? (= chi sorveglia i sorveglianti?). E' l'assenza di una figura di riferimento Superiore, Giudice Supremo, che genera il problema etico e favorisce la generazione nella razza umana di etiche "aberranti" e "mostruose" (mostruose come la mossa finale risolutoria di Ozymandias o le continue punizioni brutali di Rorschach che ricorrono in tutto il fumetto). Al contrario, il Dio della Bibbia è in grado sia di stabilire cosa è Bene e cosa è Male, sia di garantire l'adempimento della Sua Giustizia, senza mai simpatizzare con il detto machiavellico "il Fine giustifica i mezzi"; in Lui, la Giustizia, la Bontà e l'Onnipotenza si sintetizzano in un universo morale in cui ci possiamo trovare a nostro agio perché "umano" (ricordiamo che l'uomo è stato fatto ad immagine di Dio) e che non può indurre ad alcuna degenerazione come quelle descritte in Watchmen.
La vita è bella ed il Bene effettivamente esiste, solo perché Dio vive.
Se persino in un mondo idealizzato come quello dei supereroi, l'uomo non ha più una "bussola morale", quanto peggiore è la condizione dell'uomo del mondo reale, al di là di tutte le mistificazioni e le illusioni con cui la società umana cerca di occultare questa terribile Assenza?
Francesco Cataldo, DiRS-GBU
ICN-News: Francesco Cataldo è laureato in fisica ed è un project coordinator presso Fiat. E' un credente pentecostale delle Assemblee di Dio in Italia.