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Thursday, 09 September 2010 last update: 00:38
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RELIGIONE E SOCIETA'. BEATI I FAUTORI DI LAICITÀ. SI PUÒ DIRE?
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" Io credo invece che la religione debba essere ricondotta alla sua naturale funzione di scelta etica intima e individuale – il che ovviamente non esclude affatto la testimonianza pubblica"

di Michele Turrisi

Data per spacciata da pulpiti e con sentimenti diversi, la religione non è però morta. Anzi. Ammesso che essa davvero sia stata male, oggi si ripresenta viva e vegeta più che mai, tornando al centro del dibattito politico e culturale e conquistando i media. I giornali propongono collane di storia delle religioni, distribuiscono Bibbie, pubblicano il Corano... L'attualità e la rilevanza geopolitica della religione sono tali che a ragione si parla di "rivincita di Dio". Dallo "scontro di civiltà" alle rivendicate "radici cristiane dell'Europa", dalla fecondazione assistita alla ricerca sugli embrioni, al dibattito su eutanasia, aborto, omosessualità, Pacs, laicità dello Stato fino alle scelte di vita di molte star, tra buddhismo, cabbala e scientologia... la religione ridiventa protagonista.
Vediamo pure alcuni non credenti impegnarsi nella crociata neotradizionalista, attivarsi per far giocare alla religione un ruolo sempre più rilevante nella società e nella gestione del potere. Vediamo atei devoti e laici pentiti corteggiare la Chiesa; li sentiamo dire che l'Occidente ha bisogno di riscoprire, valorizzare e difendere le sue radici cristiane (leggi: cattoliche). Anche se non credono in Dio - né intendono osservare il Catechismo - costoro, visti i tempi, ritengono di dover utilizzare la religione in chiave sociopolitica, animati naturalmente dalle migliori intenzioni per realizzare il bene comune. E forse al Vaticano non dispiacerebbe trasformare l'Italia in uno Stato etico al suo servizio, un nuovo braccio secolare, a giudicare almeno dall'accoglienza riservata a questi corteggiatori politici.
Io credo invece che la religione debba essere ricondotta alla sua naturale funzione di scelta etica intima e individuale - il che ovviamente non esclude affatto la testimonianza pubblica. Insistere sulla dimensione privata della fede vuol dire essere contrari a uno Stato confessionale (cioè legato a una determinata religione) e a favore di uno Stato laico (cioè indipendente nei confronti di qualsiasi confessione religiosa) dove tutte le religioni hanno il diritto di propagandare il loro credo, creare luoghi di culto, provvedere all'istruzione religiosa dei propri fedeli... ma nessuna godrà di privilegi statali o della facoltà di interferire con la democratica e autonoma attività delle Istituzioni.
Ben vengano allora appelli a favore della laicità come quello lanciato qualche tempo fa dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia: "Alle istituzioni, ai politici, ai nostri fratelli cattolici, al sistema dell'informazione, alla scuola chiediamo più laicità. Lanciamo questo appello proprio perché cristiani. Per noi evangelici la laicità è un valore centrale della nostra testimonianza, che ci sentiamo impegnati a ribadire e difendere. (...) il principio di laicità garantisce a tutti i membri di una comunità civile - proprio perché prescinde dai loro orientamenti confessionali - la libera espressione della fede o della loro visione del mondo, senza privilegi e riconoscimenti particolari concessi ad una particolare comunità di fede, sia pure la più consistente e radicata. Richiamiamo questi principi perché siamo seriamente preoccupati di una tendenza politica e culturale, rafforzatasi in questi ultimi mesi, che finisce per privilegiare la Chiesa cattolica e condizionare le decisioni istituzionali e parlamentari sulla base dei suoi interventi, ad esempio, in ambito scolastico: si pensi all'immissione in ruolo degli insegnanti di religione ed ai crediti scolastici riconosciuti per chi si avvale dell'insegnamento religioso confessionale cattolico. Ma, come è accaduto in occasione della propaganda astensionista in occasione dei recenti referendum, l'interferenza dei vertici della Chiesa cattolica sul processo politico si è espressa in modo pesante ed oggi sembra puntare alla cancellazione della legge 194 sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. (...) invitiamo i leader delle forze politiche e delle coalizioni a chiarire la loro posizione e la loro strategia sul tema della laicità che, nel contesto di società europee sempre più pluraliste e multireligiose, si propone come tema centrale e urgente" (Roma, 30 nov. 2005: http://www.fedevangelica.it/servizi/nev_.php?id=243). Eloquente questa precisazione di Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese: "Papa Ratzinger ha parlato spesso di laicità positiva: che cosa vuol dire? Siamo d'accordo se si intende affermare il principio della libertà religiosa. Per tutti, ovviamente. Per le maggioranze ma anche per le minoranze... Non siamo d'accordo se si vuole dire che quando lo Stato rivendica la sua autonomia decisionale tradisce il principio di laicità. Lo stato laico riconosce e prende atto delle diverse opzioni etiche che si danno nella società. Ma poi sceglie per il bene comune, senza assumere una visione religiosa che finirebbe per prevaricare sulle altre" (Agenzia Stampa NEV 16/2006). Da segnalare poi l'iniziativa a Pinerolo di un combattivo gruppo per la laicità: "Siamo cittadini del Pinerolese con varia collocazione politica nell'ambito del centrosinistra, con diversificate posizioni nei confronti della fede e delle religioni (cattolici, valdesi, non credenti). Siamo preoccupati per le sorti della Costituzione; per i ripetuti atti e pronunciamenti del Governo e di esponenti della maggioranza volti a superare la Costituzione; per la dottrina della «sana laicità» di cui la Chiesa cattolica in Italia si presenta come depositaria e interprete e per le conseguenze che tale «dottrina» ha sulla politica in generale e sui cattolici impegnati in particolare. In tale contesto riteniamo anche che le forze politiche di opposizione non manifestino sufficiente fermezza e chiarezza di intenti e di indirizzi. È importante e fondamentale il dialogo tra le forze politiche nella società e nelle istituzioni; parimenti sono doverosi il rispetto e l'attenzione per il messaggio che proviene dalle religioni e in specifico dalla chiesa cattolica: riteniamo però che tutto questo debba avvenire nel pieno rispetto dei principi della Costituzione, della laicità dello Stato e dell'autonomia della politica. Partendo da questi convincimenti nei mesi scorsi in modo informale abbiamo avviato una attività di confronto e di approfondimento su queste tematiche, sollecitati da varie vicende che hanno visto come protagonisti sia lo Stato sia la Chiesa. Un forte stimolo ci è venuto dal «revisionismo conciliare» e dal «caso Englaro» che ci sono parsi emblematici e simbolici proprio perché raccolgono in sé i vari aspetti del problema. Preoccupati ma non rassegnati. Siamo d'altronde impegnati in politica, nel volontariato, nel sindacato, nell'associazionismo, nei gruppi ecclesiali. Portando ciascuno la propria storia e la propria sensibilità abbiamo promosso una iniziativa che consentisse a molte voci di entrare in rete: si tratta della lettera aperta «Oggi è tempo di parlare». In poche settimane sono state raccolte circa 600 adesioni. L'iniziativa si è incrociata con il dibattito in Senato sulla legge sul testamento biologico..." (http://www.riforma.it/innerpage.php?id=article20090422081941). La laicità è un principio supremo. Lo ha ribadito con forza anche l'ultimo Sinodo Valdese tenutosi lo scorso agosto: "(...) In particolare, il sinodo si è soffermato sull'insegnamento della religione cattolica (IRC) nella scuola pubblica, esprimendo soddisfazione per la recente sentenza del TAR Lazio sulla questione del riconoscimento dei crediti scolastici per gli studenti che si avvalgono dell'Insegnamento della religione cattolica (IRC). La Chiesa valdese è stata infatti tra i promotori del ricorso al TAR. ‘Lo abbiamo fatto per riaffermare il principio degli uguali diritti degli studenti, prescindendo dai loro orientamenti religiosi' - ha affermato nel corso di una conferenza stampa Adriano Bertolini, membro della Tavola valdese. Al tempo stesso riteniamo si debba cogliere l'occasione di questa sentenza per aprire un confronto culturale su come la religione debba essere presente nel percorso formativo degli studenti italiani. Al di là della dimensione confessionale, infatti, vi è una rilevanza culturale delle religioni che deve essere riconosciuta e valorizzata. Da tempo l'Associazione 31 ottobre per una scuola laica e pluralista, alla quale partecipano numerosi insegnanti evangelici, ha avanzato il progetto di un insegnamento di 'religioni nella storia'. Insomma per parte nostra siamo pronti a un confronto culturale e politico su questo tema al quale auspichiamo voglia partecipare anche il mondo cattolico" (http://www.chiesavaldese.org/pages/sinodo/sinodo2009/sinodo2009.php). Ricordiamo infine alcune recenti dichiarazioni dell'Alleanza Evangelica Italiana, la quale 1) "valuta molto positivamente la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo espressa nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana. Secondo la Corte la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce ‘una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni' oltre ad una violazione alla ‘libertà di religione degli alunni'. Si tratta di una sentenza che ripristina la giustizia e non rafforza il privilegio. In ogni società, il presupposto essenziale del pluralismo democratico è il riconoscimento del diritto di libertà religiosa. Quest'ultimo non è solo il diritto di credere alla religione che si preferisce (o di non credere ad alcuna religione)..." (4 nov. 2009: http://www.alleanzaevangelica.org/libertaReligiosa/sentenzaCE.html); 2) "denuncia come una grave violazione della laicità dello Stato la decisione della Regione Veneto di assumere i cappellani ospedalieri cattolici all'interno dell'organico delle Asl e di pagarli coi soldi di tutti i contribuenti. L'assistenza spirituale ospedaliera è necessaria per il bene del paziente, ma visto che si tratta di un'attività religiosa, lo Stato la deve riconoscere e favorire, e non finanziare ed organizzare. Men che meno lo Stato deve appaltarla ad una confessione religiosa (quella cattolica-romana) e pagare con fondi pubblici. (...) È chiaro che siamo di fronte ad un ennesimo colpo contro gli elementari principi di laicità che nel nostro Paese sono ancora del tutto sconosciuti. Chiediamo pertanto alla Regione Veneto di modificare questa decisione che ferisce lo stato democratico, laico e pluralista..." (28 nov. 2009: http://www.alleanzaevangelica.org/libertaReligiosa/violazione_laicita.html); 3) solidarizza con una famiglia di Chieti che "ha avuto la fermezza e il coraggio civile di scrivere al Dirigente Scolastico della scuola Media frequentata dalla propria figlia, perché revocasse l'invito rivolto al vescovo cattolico della città di Chieti a fare visita pastorale all'Istituto (5/12/2009) e di invitare il vescovo stesso a recedere dalla visita considerata lesiva della laicità dello Stato e discriminante per quelle componenti scolastiche non cattoliche secondo le leggi vigenti..." (9 dic. 2009: http://www.alleanzaevangelica.org/libertaReligiosa/ennesima_violazione_laicita.html).
Certo l'espansione dell'Islam (già da un pezzo il numero dei musulmani nel mondo ha superato quello dei cattolici, e le previsioni vedono confermato il trend), e in particolare l'avanzata del fondamentalismo pongono enormi e per certi versi inediti problemi non solo all'identità religiosa europea ma all'intero assetto occidentale. Che cosa possiamo fare? Personalmente sono vicino alla posizione di chi sostiene che l'Occidente potrà fronteggiare efficacemente ogni sorta di fanatismo religioso solo salvaguardando la democrazia laica. Chi invece vuole usare il Vangelo come arma politica fa proprio il gioco dei fanatici fondamentalisti. Lo sostiene anche il noto teologo cattolico Vito Mancuso, il quale ha saggiamente osservato che una simile strategia sarebbe non solo sbagliata, ma addirittura fatale (in primis per il Cristianesimo). Dal punto di vista politico - egli scrive - "non vi sono dubbi che l'Islam rappresenta un salto indietro di secoli, un ritorno a quei periodi, da noi per fortuna superati, in cui si riteneva che il potere derivasse da Dio. Il nazismo e il comunismo sono stati sconfitti dalla laicità delle democrazie occidentali. Con l'Islam va usata la stessa arma: la laicità. In politica meno si parla di Dio meglio è. La Chiesa deve diffidare di chi usa il Vangelo come strumento politico. I teocon, che usano il Cristianesimo come collante politico per contrapporsi all'Islam, devono sapere che fanno il suo gioco. Sono la quinta inconsapevole colonna dei Fratelli musulmani. Volendo rifondare l'identità dell'Occidente sulla religione, offrono all'Islam il terreno su cui esso si muove a suo agio. L'esito sicuro della politica teocon sarebbe l'islamizzazione del Cristianesimo, con la trasformazione dei nostri vescovi in ayatollah. All'Islam l'Occidente può rispondere vittoriosamente solo se è unito nella difesa della democrazia laica. Su questo terreno la Chiesa è chiamata a giocare un ruolo decisivo. La Chiesa deve chiarire a se stessa se preferisce il mondo laico della libertà o il mondo sacro della religione, se intende guardare con favore al processo di emancipazione del mondo come ha fatto nel Vaticano II, o se invece vuole porre di nuovo la religione al centro della vita politica. Non c'è dubbio che la risposta dell'autentico Cristianesimo deve essere la prima, perché la Chiesa è funzionale al mondo, è stata fondata per il bene e la vita del mondo. Se la Chiesa seguirà le sirene teocon, cedendo alla tentazione del governo del mondo, entrerà nella stessa logica che guida l'Islam. E su questo terreno l'Islam non teme rivali. Gesù morì ucciso dal potere, Maometto in serena vecchiaia, dopo aver conquistato il potere e passato a fil di spada i nemici" (da "Teocon, gli islamici siete voi", articolo apparso su Panorama del 21/2/2006).
Al presente, purtroppo (e non solo per i laici!), la religione sta vivendo momenti di gloria pre-moderna. Mala tempora currunt, per i senza religione come per i credenti non fanatici, accusati gli uni di scellerato disprezzo per i Valori e gli altri di diabolica apostasia dalla Verità. Fonti divinamente garantite assicurano - pensate - che all'origine di tante sciagure e persino di quel tragico evento dalla portata epocale che è stato l'Undici Settembre c'è la miscredenza e l'immoralità a cui essa inesorabilmente si accompagna (con buona pace di Lecaldano & C., ostinati propugnatori di un'etica senza Dio). Due giorni dopo la tragedia, nella trasmissione televisiva "700 Club" condotta dal famoso reverendo Pat Robertson, un altro telepredicatore, il potente Jerry Falwell (pace all'anima sua!), fondatore della "Maggioranza Morale" e da tempo pilastro della destra religiosa, fece queste a dir poco clamorose dichiarazioni: "Dio è stato espulso, con l'aiuto dei tribunali federali, dalla pubblica piazza, dalle scuole. Colpa degli abortisti perché non si può prendere in giro Dio. Ma se distruggiamo 40 milioni di piccoli innocenti, facciamo infuriare Dio. Pagani, abortisti, femministe, gay, lesbiche che cercano attivamente di farne uno stile di vita alternativo, l'Aclu, People for the American Way, e su tutti quelli che hanno cercato di secolarizzare l'America, io punto il dito e dico: ‘Avete contribuito a fare accadere tutto questo'. (...) Abbiamo espulso Dio dalla pubblica piazza e dalle scuole pubbliche. Abbiamo normalizzato uno stile di vita immorale che Dio ha condannato. Le famiglie americane si disgregano. Davanti al nostro declino morale e spirituale nazionale negli ultimi 35 anni, ho espresso la mia personale convinzione che abbiamo scontentato il Signore, siamo incorsi nella sua disapprovazione" (dall'articolo di Bruce Lincoln "Yankee, dannati due volte" apparso su Il Sole-24 Ore Domenica dell'8 settembre 2002). La scrittrice Anne Graham, figlia di Billy Graham, autore ed evangelista di fama internazionale, intervistata alla televisione americana nel programma "Early Show", alla domanda "Come ha potuto Dio permettere che ciò avvenisse?" ha dato la seguente risposta: "Credo che Dio sia profondamente addolorato da questo evento, come lo siamo noi. Ma per anni non abbiamo smesso di dirgli di uscire dalle scuole, di uscire dal governo e di uscire dalle nostre vite. E da gentiluomo che Lui è, credo che si sia ritirato in punta di piedi. Come possiamo aspettarci che Dio ci conceda la sua benedizione e la sua protezione se esigiamo che ci lasci in pace?" (traggo questa informazione dal periodico protestante Uomini Nuovi n. 2/2003, dove sono riportate e accolte senza obiezioni questa e altre incredibili considerazioni che culminano nella seguente: "È strano come la gente rifiuta Dio e poi si meraviglia perché il mondo va all'inferno"). Dello stesso avviso sembra essere il direttore di un noto periodico cattolico. Alla stringente domanda di una lettrice: "... mi sembra che siamo giunti al capolinea, dopo le Twin Towers, la guerra in Afghanistan, le stragi in Medio Oriente, l'ebola e l'aids in Africa, le guerre di religione in India e Pakistan, i milioni di bambini morti di fame ogni giorno... Dio dov'è, direttore, dov'è?", don Giancarlo Manieri risponde così: "Avevo pensato a una risposta articolata che ho cominciato più volte a stendere, ma non mi soddisfaceva e lasciavo sedimentare... poi un amico mi ha mandato - e non ditemi che non c'è la provvidenza - la risposta al quesito della tragedia americana, attraverso le parole di una nota scrittrice, Anne Graham" (Bollettino Salesiano - Giugno 2002), quelle cioè che abbiamo appena richiamato. Davvero geniale!
Molti credenti abbracciano e perpetuano l'idea secondo cui le sciagure personali e collettive sono senz'altro sanzioni divine per il peccato. Un'idea assurda, una mentalità terribile e violenta, peraltro contestata da varie pagine bibliche. Penso in particolare alla vicenda di Giobbe, un uomo giusto e timorato di Dio colpito ugualmente da insopportabili sventure: gli amici venuti a lui per compiangerlo e consolarlo sostengono con stupefacente insensibilità la tesi (ampiamente diffusa nell'ebraismo e nel giudaismo) secondo cui la sofferenza è la conseguenza della colpa propria o familiare; Dio però li rimprovera e difende Giobbe che protesta contro questa sapienza tradizionale. Penso poi all'episodio del cieco nato (Vangelo di Giovanni 9,1-7): "Maestro - chiesero i discepoli a Gesù -, se quest'uomo è nato cieco, di chi è la colpa? Sua o dei suoi genitori?" (evidentemente i discepoli condividevano la diffusa concezione che presupponeva uno stretto legame fra peccato/colpa e malattia/sofferenza; le malattie congenite si facevano risalire a una colpa commessa dai genitori, o addirittura dal neonato, durante la gestazione); secca e chiara la risposta del Maestro: "Non ne hanno colpa né lui né i suoi genitori...". Ma molti suoi seguaci amano predicare che se le cose vanno male è perché c'è un diffuso rifiuto di Dio, della sua Parola e dei suoi infallibili servitori. Insomma, il mondo va all'inferno perché la Provvidenza è offesa. Con tutti. Ma la colpa è essenzialmente di quanti si ostinano a difendere il Libero Pensiero e la laicità delle Istituzioni.
Sì, tutto ci dice che è tempo di formulare questa nuova beatitudine-appello: Beati i fautori di laicità, poiché di loro in verità si può dire che sono il sale del mondo.

Michele Turrisi

Nato in Sicilia da una famiglia protestante, Michele Turrisi ha frequentato in Germania una scuola biblica e missionaria internazionale. Si è laureato con lode in Pedagogia presso l'Università di Catania discutendo una tesi filosofica su «L'esito "religioso" del pensiero debole di Gianni Vattimo». Decisiva nella sua formazione l'amicizia spirituale con Sergio Quinzio. Redattore di Avventismo.org (che fa capo ad "Aurora di Como" - associazione culturale per un nuovo umanesimo cristiano), collabora con vari siti e riviste (tra cui Lettera internazionale e Giornale di filosofia della religione) occupandosi in particolare di attualità socioreligiosa con riguardo anche al dialogo fra credenti e non credenti. Vive attualmente in Friuli. 


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Inghilterra: Guarda e ascolta Shahid Malik al tempo in cui era parlamentare:

shahid malik  

"Sono orgoglioso dei risultati conseguiti dai musulmani di questo Paese dal 1997 in poi:
Nel 1997 abbiamo avuto il nostro primo parlamentare musulmano
Nel 2001 ne avevamo 2
Nel 2005 ne avevamo 4
Dio volendo, nel 2009- 10 avremo 8 parlamentari musulmani
Nel 2014 avremo 16 parlamentari musulmani
Andando avanti di questo passo l'intero Parlamento sarà musulmano".
.... e Dio volendo, nei prossimi 30 anni vedremo pure un primo ministro della mia stessa fede" 

free alim

 

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