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Tuesday, 07 September 2010 last update: 00:00
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RIFORMA E RISVEGLIO: Oltre Darwin
10:52:00

di John Polkinghorne*

Il tentativo di far assumere al pensiero darwinista classico il ruolo di un principio esplicativo di portata quasi universale non si è dimostrato particolarmente convincente. Sembra che si cerchi di espandere un insieme di mezze verità fino a fargli assumere la dimensione di una teoria del tutto. Una sobria valutazione della adeguatezza delle argomentazioni che ne derivano fa immediatamente scoppiare questa bolla esplicativa.

La crescente capacità umana di elaborare l'informazione proveniente dall'ambiente è chiaramente un vantaggio nella lotta per la sopravvivenza, ma ciò non spiega l'emergere della coscienza consapevole. Infatti si potrebbe supporre che quest'ultima, con il suo limitato focus di attenzione e la sua non più che periferica apertura ai segnali provenienti dalle altre possibili direzioni, sia più un azzardo che un aiuto.

L'epistemologia evoluzionista ha tentato di spiegare e dimostrare che la capacità umana di produrre conoscenza affidabile è un effetto della evoluzione intesa in termini darwiniani. Ancora una volta ci si imbatte in una mezza verità. Naturalmente la possibilità di dare un senso all'esperienza di tutti i giorni è una fondamentale risorsa per la sopravvivenza. Se non fossimo in grado di capire che saltare da un dirupo è pericoloso, la vita sarebbe a forte rischio. Ma quando Isaac Newton riconobbe che la stessa forza che rende pericolosi i dirupi è anche quella che mantiene la Luna nella sua orbita attorno alla Terra e la Terra nella sua orbita attorno al Sole, giungendo da lì a scoprire la legge della gravitazione universale, accadde qualcosa che andava ben oltre a ciò che è necessario per sopravvivere.

Quando Sherlock Holmes e il dottor Watson si incontrano per la prima volta, il grande investigatore si atteggia a non sapere se la Terra gira attorno al Sole o il Sole attorno alla Terra. Egli difende la sua apparente ignoranza semplicemente chiedendo che importanza abbia questa nozione per il suo lavoro quotidiano di detective. Naturalmente non ha alcuna importanza, ma gli esseri umani conoscono molte cose che non hanno relazione con le necessità ambientali e che non possono essere considerate semplici sviluppi derivanti dall'esercizio delle facoltà razionali, che si sono evolute per affrontare meglio le necessità della vita.

Inoltre, circa duecento anni dopo Newton, la scoperta della relatività generale da parte di Albert Einstein diede origine alla moderna teoria della gravità, capace di spiegare non solo il comportamento del nostro piccolo sistema solare locale ma anche dell'intero universo. Sia nella teoria della relatività sia nella meccanica quantistica sono richiesti modi di pensare totalmente diversi da quelli appropriati per la vita di tutti i giorni. La mente umana si è dimostrata capace di comprendere il mondo contro-intuitivo della fisica subatomica e il regno cosmico della spaziotempo curvo.

Risulta che sono le nostre abilità matematiche che ci forniscono la chiave per svelare i profondi segreti dell'universo fisico. Ecco un altro mistero impenetrabile per il pensiero evoluzionistico convenzionale. Le necessità della sopravvivenza sembrano richiedere non molto più dell'aritmetica elementare, un po' di semplice geometria euclidea e la capacità di compiere certi tipi di elementari associazioni logiche. Da dove viene dunque la capacità umana di esplorare le algebre non commutative, di dimostrare l'ultimo teorema di Fermat e di scoprire l'insieme di Mandelbrot? Queste facoltà razionali vanno ben al di là di qualsiasi livello spiegabile in termini darwiniani.

La capacità di usare l'esperienza di ieri come guida per affrontare le sfide di oggi è chiaramente un significativo aiuto alla sopravvivenza. Ma solo questo fatto ci dà una ragione sufficiente per fidarci della capacità umana di ricostruire, da prove frammentarie, la storia di un passato lungo diversi milioni di anni? Darwin stesso fu colto da alcuni dubbi su questo quadro, mentre scriveva in tarda età a un amico: "mi chiedo se  le convinzioni della mente umana, che si è sviluppata a partire dalle menti di animali inferiori, siano di qualche valore o degne di fiducia".

C'è qualcosa di toccante nella visione di questo grande scienziato con in mano la sega della razionalità, pronto a segare il ramo della conoscenza su cui stava seduto mentre faceva le sue grandi scoperte. Sicuramente i suoi dubbi erano ingiustificati. Il potere cumulativo del pensiero scientifico si è affermato molte volte nel corso delle umane investigazioni sulla realtà. Il motivo per cui sia possibile la scienza, in senso profondo, è una questione che, se perseguita, ci porta ben oltre la scienza stessa. Credo che, in fondo, sia un riflesso del fatto teologico che gli esseri umani sono creature fatte a immagine del loro Creatore (Gen. 1:26-27).

Lo Sociobiologia cerca di spiegare le intuizioni sull'etica umana in termini di schemi comportamentali ereditati che favoriscono la propagazione di qualche gene individuale. Ancora una volta possiamo riconoscere una fonte di comprensione parziale. Non vi è dubbio che l'idea di altruismo familiare (il mutuo supporto esteso a coloro che condividono il patrimonio genetico familiare) e l'idea di altruismo reciproco (favori fatti in attesa di favori da ricevere più tardi) rendono più comprensibili in termini darwinisti alcuni aspetti del comportamento umano. Modelli di strategie comportamentali che ottimizzano probabili ritorni in determinate circostanze, cioè risposte dello stesso tipo mostrato dall'antagonista, danno qualche chiarimento sulla natura delle decisioni prudenti. Ma la Sociobiologia dà la stessa risposta banale anche per spiegare l'altruismo radicale, cioè l'imperativo etico che conduce una persona a rischiare la propria vita nel tentativo di salvare dal pericolo di morte un estraneo sconosciuto e senza parentela. L'amore di questo tipo non razionalizzabile elude le spiegazioni darwiniste.

Ugualmente elusive per le spiegazioni evoluzionistiche sono le esperienze estetiche. Quale valore per la sopravvivenza ci ha portato la musica di Mozart, per quanto arricchisca profondamente le nostre vite in altro modo?

La giusta risposta a tutto ciò non è né l'adozione di una tecnica simile a quella di Procuste, per tranciare lo spettro dell'esperienza umana in modo da farla stare nel corto letto darwinista, né l'abbandono del pensiero evoluzionista.

Consiste piuttosto nel liberare il pensiero dalla povertà della sua prigionia neo-darwinista. Ciò richiede due passi. Uno sta nell'arricchimento del concetto di ambiente in cui ha preso piede l'evoluzione degli ominidi. L'altro è l'allargamento della nostra comprensione del processo che è stato all'opera. Quando avremo compiuto questi due passi, saremo liberati dalla prospettiva di implausibili ricostruzioni, che pretendono che le capacità umane di cui abbiamo fondamentale esperienza siano totalmente diverse da ciò che nei fatti sappiamo essere.

Un modo di allargare la comprensione della reale portata e carattere dell'ambiente umano può essere ottenuto pensando alla natura della matematica. La maggior parte dei matematici sono convinti che la loro disciplina abbia a che fare con la scoperta piuttosto che con la costruzione. Essi non si sentono impegnati in divertenti giochi intellettuali di loro invenzione ma dei privilegiati che esplorano un regno già esistente di realtà accessibili mentalmente. In altre parole, per quanto si indaga l'argomento, i matematici sono platonici istintivi. Essi credono che l'oggetto dei loro studi sia un mondo noetico perenne che contiene le belle strutture razionali che studiano. Benoit Mandelbrot non ha inventato il suo celebre insieme, l'ha scoperto. Il riconoscimento dell'esistenza di questa dimensione razionale della realtà è vitale per la possibilità di comprendere l'origine delle umane facoltà matematiche.

In uno degli stadi dello sviluppo degli ominidi, i nostri progenitori hanno acquisito una struttura cerebrale che ha fornito loro l'accesso al mondo mentale della matematica. E' diventato così parte del loro ambiente come le praterie in cui essi vagavano. Dapprima questo incontro noetico è stato limitato a una dimensione utilitaristica del pensiero, comportando un'assunzione di semplici idee aritmetiche e geometriche. Tuttavia, una volta avviato quel traffico intellettuale non è stato confinato a questioni così elementari. I nostri progenitori furono attratti in ulteriori esplorazioni di tesori mentali che, una volta iniziate, continuarono con efficacia crescente. Ciò che li condusse in questo processo di esplorazione fu non una spinta darwinista di propagazione dei loro geni ma un meccanismo completamente diverso.

Il tipo di considerazioni che, nel caso dell'esperienza matematica, ci portano a prendere seriamente un ambiente umano arricchito ci portano allo stesso modo ad altre forme distintive di capacità umane. Le intuizioni etiche umane indicano l'esistenza di una dimensione morale della realtà aperta alla nostra esplorazione. La nostra convinzione che la tortura dei bambini sia sbagliata non è qualche curiosa strategia velata per la propagazione genetica di successo né si tratta di una convenzione adottata arbitrariamente dalla società. E' un fatto riguardante la natura della realtà a cui i nostri progenitori accedettero in qualche stadio dello sviluppo degli ominidi. Allo stesso modo, le esperienze estetiche umane ottengono autenticità e valore dal loro incontro esistenziale con un altro aspetto della realtà multidimensionale che comprende l'umanità. Le esperienze della bellezza sono molto di più che emozioni richiamate in tranquillità; sono incontri con la verità perenne dell'essere.

Una volta accettato l'arricchimento che sta oltre il contesto meramente materiale in cui si svolge la vita umana, non si è più limitati a considerare la lotta per la sopravvivenza darwinista l'unico motore che dirige lo sviluppo umano. In questo regno di apprendimento razionale, di imperativo morale e di godimento estetico (cioè di incontro con la verità, la bontà e la bellezza) altre forze sono all'opera per far emergere e migliorare le distintive potenzialità umane. La sopravvivenza è sostituita da qualcosa che si può chiamare profonda soddisfazione di capire e dal gioioso piacere che spinge coloro che ricercano, provocando la crescita delle loro capacità. Non vi è dubbio che la base neuronale affinché la possibilità che esseri psicosomatici come noi possano essere in grado di sviluppare attitudini in questo modo sia stata assicurata dalla plasticità del cervello degli ominidi. La gran parte della rete neuronale nella nostra testa non è geneticamente predeterminata, ma cresce  epigeneticamente, in risposta alle esperienze di apprendimento. E' formata dai nostri incontri con la realtà.

L'epoca di questi sviluppi è stata quella in cui è emersa la cultura umana, con la generazione dell'abilità lamarckiana, basata sul linguaggio, di trasferire informazioni da una generazione all'altra attraverso un processo la cui l'efficienza va molto al di là del lento e incerto metodo darwiniano di propagazione differenziale. In questo modo, il riconoscimento del carattere multivariato della realtà e l'ampia scelta di risposte ad essa rendono comprensibile il rapido sviluppo della notevole distinzione della natura umana.

L'evoluzione degli ominidi ha inaugurato l'esercizio di queste nuove capacità creative sul pianeta Terra ma non ha dato origine alla realtà a cui queste nascenti capacità danno accesso. Chi è emerso sono i matematici non la matematica. Quest'ultima è sempre stata "là", anche se non riconosciuta dalle creature durante miliardi di anni di storia cosmologica. I contesti razionale, morale ed estetico in cui le capacità umane hanno iniziato a svilupparsi sono dimensioni essenziali e durevoli della realtà creata. Dal punto di vista del monismo dal duplice aspetto, queste realtà esistono all'estremo polo mentale della dualità complementare implicata, come rami e pietre esistono all'estremo polo fisico.

Si potrebbe proseguire chiedendosi quale sia l'origine di questi diversi ma interrelati aspetti della realtà. Per il credente religioso, la sorgente di queste dimensioni sta nella volontà unificatrice del Creatore, una fondamentale comprensione che rende intelligibile non solo il fatto che l'universo è trasparente alla nostra indagine scientifica, ma anche che è arena di decisioni morali e contenitore di bellezza. Quelle dimensioni della realtà, la comprensione delle quali sta oltre il ristretto orizzonte esplicativo della scienza naturale, non sono schiuma epifenomenica sulla superficie di un mondo fondamentalmente materiale, ma sono doni espressivi della natura del Creatore di questo mondo. Le idee morali sono intuizioni della buona e perfetta volontà di Dio, il piacere estetico è una condivisione della gioia del Creatore nella creazione, come il meraviglioso ordine cosmico scoperto dalla scienza è in verità un riflesso della mente di Dio. Pensare l'esperienza umana in questo modo dà la possibilità di render conto della realtà multivariata in modo unificato e soddisfacente.  

La Teologia può avanzare la pretesa di essere la vera Teoria del Tutto.

 

*John Polkinghorne è un fisico e un ministro di culto anglicano. Questo articolo è preso da Exploring Reality: The Intertwining of Science and Religion, Yale, University Press, New Haven, Connecticut, 2005.

L'articolo è comparso in The Christian Century, 15 novembre 2005.

[Traduzione di Ignazio Di Lecce - Settembre 2009]

http://riformaerisveglio.it/

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