2007-07-09 Redazione >Lunedì letterario
Per decenni era la moda tra tanti studiosi di denigrare i Vangeli canonici. Infatti chi ha dimestichezza con la letteratura scientifica sa che, da parte di tanti studiosi, per tanto tempo due cose erano ritenute punti fermi nello studio dei Vangeli. (1) I Vangeli canonici (Matteo Marco Luca e Giovanni) non ci dicono tanto su Gesù quanto sulle comunità che li hanno prodotti; e (2) i Vangeli canonici non hanno agganci tanto forti con testimoni oculari. Ambedue queste affermazioni sono collegate a due strumenti delle scienze bibliche, ossia la Formgeschichte e la Redaktionsgeschichte o Redaktionskritik, chiamate rispettivamente in italiano la critica delle forme e la critica della redazione (una sintetica descrizione di ambedue si trova all'interno di
http://it.wikipedia.org/wiki/Ermeneutica_biblica ). In una forma moderata la critica della redazione ha portato del bene allo studio dei Vangeli; la critica delle forme invece si poggia quasi completamente su presupposti infondati e di conseguenza ha condotto larga parte di una generazione di studiosi su una pista sbagliata nello studio dei Vangeli ed anche nella ricerca su Gesù. Il progetto di uno studioso in particolare è quello di portare lo studio dei Vangeli e di conseguenza di Gesù su un fondamento scientificamente solido. Lo studioso in questione è Richard Bauckham, professore del Nuovo Testamento presso St. Andrews University in Scozia (
http://www.st-andrews.ac.uk/~www_sd/bauck1.html).
La prolifica produzione scientifica di Bauckham è variegata e di una precisione e competenza esemplari (http://www.st-andrews.ac.uk/~www_sd/bauck2.html). Gli studiosi italiani già conoscono Bauckham per le sue pubblicazioni in inglese (per esempio i suoi contributi tecnici alla collana Aufstieg und Niedergang der römischen Welt), anche se almeno uno dei suoi libri è stato tradotto in italiano: La Teologia dell'Apocalisse, Paideia, Brescia, 1994. Personalmente se Bauckham ha scritto qualcosa, lo voglio leggere. Non concordo sempre con le sue conclusioni ma le sue ricerche sono sempre stimolanti e ben argomentate. Inoltre, anche quando Bauckham tratta temi molto tecnici, scrive in una maniera molto seguibile.
(A) In merito al nostro tema, nel 1998 Bauckham ha curato un volume di saggi (tre degli otto articoli sono suoi) che ha contribuito alla rinascita dello studio dei Vangeli. Si tratta di The Gospels for All Christians. Rethinking the Gospel Audiences, Eerdmans, Cambridge/Grand Rapids, 1998 (http://www.eerdmans.com/shop/ ). Ogni studente di teologia o il cristinesimo, ogni studente di religione presso un'università statale e ogni persona interessata a una pista al contempo solida ed entusiasmante in merito ai Vangeli dovrebbe leggere questo volume, o al minimo l'articolo programmatico dello stesso Bauckham: "For Whom Were Gospels Written?", pp. 9-48. Troviamo lo scopo del libro, in sintesi, nelle stesse parole di Bauckham (p. 1) "l'obiettivo di questo libro è quello di contestare e confutare l'attuale parere ampiamente condiviso secondo cui ciascuno dei Vangeli sarebbe stato scritto per una specifica chiesa o uno specifico gruppo di chiese: le cosiddette comunità matteana, marcana, lucana e giovannea." Se Bauckham ha ragione, decine forse centinaia di studi sui Vangeli canonici degli ultimi decenni perdono gran parte del loro significato. Perché? Perché si basano su un presupposto di fondo, che come dimostra Bauckham e i suoi colleghi, non è suffragato dai dati. Il presupposto, che ha delle varianti, è che ciascun vangelo abbia un'audience ben delimitata e di conseguenza parla principalmente a quel gruppo. Tale presupposto rappresenta una forma estrema dell'utile strumento interpretativo della critica della redazione. D.A. Carson, rinomato come esegeta preciso e commentatore di Matteo e Giovanni, dice che il libro di Bauckham è "truly groundbreaking" (veramente rivoluzionario) e che dovrà "smontare più luoghi comuni" nello studio dei Vangeli. (Peter Stuhlmacher di Tubinga, John Goldingay di Fuller in California, e I.Howard Marshall di Aberdeen sono altri che sono entusiasti di questo libro).
(B) Se si pensa allo studio dei Vangeli, negli ultimi decenni, come imprigionato da una doppia catena, il primo libro di Bauckham ha spezzato la prima catena. Ma rimaneva ancora molto radicato nello studio dei Vangeli un altro presupposto che si rifà maggiormente alla critica delle forme. Nel suo recente libro Bauckham ora prende di petto tutto quello che riguarda la Formgeschichte e spezza la seconda catena. Il libro, Jesus and the Eyewitnesses. The Gospels as Eyewitness Testimony, Eerdmans, Cambridge/Grand Rapids, 2006, ha vinto il libro dell'anno di Christianity Today per il migliore libro nelle scienze bibliche (ringrazio Davide Maglie per avermi segnalato questo fatto http://www.christianitytoday.com/ct/2007/june/8.36.html ) ed ha ricevuto elogi entusiasti da studiosi come N.T Wright, Martin Hengel di Tubinga e James D.G. Dunn. Il relativo commento di Graham N. Stanton di Cambridge (un'autorità molto stimata in modo particolare per le sue ricerche sul Vangelo di Matteo, cfr. p.e. il suo, "The origin and purpose of Matthew's Gospel: Matthean scholarship from 1945 to 1980", in ANRW 25.3, 1984, pp. 1889-1951) è rappresentativo: "l'ultimo libro di Bauckham, in cui vi sono sorprese a ogni pagina, scuote le fondamenta di un secolo di ricerca scientifica sui Vangeli. Presenta un gran numero di nuove intuizioni che provocheranno per lungo tempo una discussione vivace. I lettori di tutti i livelli saranno grati a Bauckham per le sue ricerche certosine che svelano tanti indizi rimasti inosservati da parte di molti studiosi" (Martin Hengel, grande conoscitore delle fonti antiche e stimatissimo ricercatore, chiama questo libro addirittura "affascinante".)
A questo punto voglio soltanto stuzzicare il lettore con i seguenti commenti sui contenuti del libro, dato che anche questo libro dovrebbe essere letto da tutti quelli che si interessano allo studio dei Vangeli e alla ricerca su Gesù (http://www.eerdmans.com/shop/product). (Anticipo che per lo studente universitario medio la lettura delle 538 pp. di questo libro sarà impegnativa, sebbene più che fattibile; ciononostante i benefici per la lettrice e per il lettore saranno enormi. Resistete!) Bauckham (1) dimostra i presupposti infondati su cui poggiano la critica delle forme, partendo dallo studio importante dello svedese Samuel Byrskog, Story as History - History as Story (WUNT 123; Tubinga, Mohr, 2000; ristampa Leiden, Brill, 2002); (2) fa un'esegesi fine di Papia, che presenterebbe Aristione e l'anziano Giovanni (il quale non è secondo Bauckham uguale all'apostolo Giovanni) come testimoni oculari del ministero di Gesù (qui punta in parte sulla distinzione tra i tempi verbali, eipen e legousin, nel ben noto testo di Papia, in Hist. Eccl. 3.39.3-4); (3) conferma la tradizione secondo cui il Vangelo di Marco si rifarebbe a Pietro, sia sulla base della tecnica narrativa "plurale-a-singolare" sia sulla base di una grande inclusione letteraria marcana (le relative sezioni costituiscono un banchetto per chi conosce il greco e ama l'arte della narrativa); (4) mette a confronto i nomi trovati nel Vangeli con quelli trovati fuori dai Vangeli nella più ampia cultura palestinese-ebraica, una procedura che porta a conclusioni spesso molto solide (anche se è sulla base di questi dati che l'autore nega la paternità del Vangelo di Matteo a Matteo, una conclusione con cui non concordo); (5) mette a confronto il Vangelo di Giovanni con opere coeve e conclude che il metodo storiografico del "discepolo che Gesù amava" rientra a pieno titolo nella metodologia di quel periodo (a questo riguardo, secondo Bauckham l'anziano Giovanni di Papia è il discepolo che Gesù amava e l'autore del Quarto Vangelo); (6) sulla base di tali studi comparativi dimostra in modo convincente l'integrità dei ventuno capitoli del Quarto Vangelo; (7) mette a frutto nelle sue ricerche in modo efficace il libro di Paul Ricoeur sulla memoria: La mémoire, l'histoire, l'oubli, Seuil, Paris 2000 ; tr. it. a cura di D. Iannotta, La memoria, la storia, l'oblio, Raffaello Cortina editore, Milano 2003; (8) presenta osservazioni affascinanti appunto sul ruolo dei testimoni oculari nella produzione dei Vangeli. Aggiungo a questo campione di argomenti trattati che, anche se l'opera tiene conto dei quattro Vangeli canonici, quelli che in realtà ricevono maggiore attenzione in questo libro sono Marco e Giovanni.
In tutto questo libro l'obiettivo di Bauckham è di prendere sul serio la specificità dei Vangeli e proporre una categoria scientifica che permetta il superamento dello scoglio tra storia e teologia. La categoria chiave che permette l'indagine su Gesù di oltrepassare questa barriera è "la testimonianza oculare", ed è "nella Gesù della testimonianza che s'incontrano la storia e la teologia" (p. 508). Per cui "una comprensione dei Vangeli come testimonianza è il mezzo più adatto per avere accesso alla realtà storica di Gesù" (p. 5). "Di conseguenza, leggere i Vangeli come testimonianza oculare differisce dai tentativi di una ricostruzione storica che starebbe dietro i testi. Prende sul serio i Vangeli come essi sono; riconosce l'unicità di ciò che possiamo sapere solo in forma di testimonianza. Onora la forma storiografica in cui troviamo i Vangeli sono stati stesi. Da un punto di vista storiografico, un radicale sospetto delle testimonianze è una sorta di suicidio epistemologico. Non è praticabile per la storia né per la vita ordinaria. Lo studio dei Vangeli deve liberarsi dalle grinfie del paradigma scettico che presume che i Vangeli siano inattendibili a meno che in ciascun detto o racconto lo storico non riesca a trovare una conferma indipendente. Secondo un tale approccio scettico i Vangeli non possono essere credibili a meno che lo storico non sia in grado di verificare ciascuna pretesa che essi veicolano per raccontare storia (ing. history). Tuttavia questo approccio è seriamente difettoso proprio come metodo storico. Esso può soltanto produrre una minimalista e fuorviante raccolta di fatti interessanti riguardo a un personaggio storico spogliato di qualsiasi significato" (p. 506).
Questa fatica di Bauckham indaga su così tante cose, è sicuro che ognuno di noi troverà più punti con cui non concordiamo con l'autore. Il fatto sta comunque che questo ultimo libro di Bauckham si basa su ricerche solide ed approfondite e che in esso l'autore presenta alla comunità scientifica una sintesi in gran parte convincente che ora potrà servire come un punto di partenza per ulteriori ricerche. In conclusione, se questo è un momento entusiasmante per fare ricerca scientifica su Gesù e sui Vangeli, siamo in debito a Richard Bauckham e studiosi come lui che stanno mettendo di nuovo su un fondamento scientificamente solido lo studio dei Vangeli e di conseguenza anche la ricerca su Gesù.
Pietro Ciavarella
Edizioni GBU
(Il presente articolo è la parte seconda del tema "Rinascita dello studio su Gesù"; si può leggere la parte prima a http://www.icn-news.com/?do=news&id=919 . Le tesi di Bauckham sono così importanti che nel nuovo anno accademico terrò su di esse un seminario presso un istituto biblico nei pressi di Roma)